Imola: Croce rossa –

Senza titolo-1L’operatore di soccorsi speciali del comitato di Imola di Croce Rossa Italiana, Andrea Cornazzani, è al lavoro ad Amatrice
Andrea Cornazzani, operatore CRI di Imola specializzato nei soccorsi che vengono effettuati con mezzi e tecniche speciali, opera in questi giorni nella zona rossa dì Amatrice. Alla 4 di stamattina ha terminato il suo turno di lavoro tra le macerie e dopo poche ore ha stretto la mano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, subito dopo, ha presenziato ai funerali solenni delle vittime marchigiane a Monticelli.
Cornazzani, in contatto con il comitato Cri imolese, con le sue parole e i suoi sms racconta cosa si vive. In una telefonata di venerdì sera alla presidente Fabrizia Fiumi riferiva delle continue scosse di assestamento e come nell’area rossa ci fossero a scavare -nella speranza di trovare ancora qualcuno -solo gli operatori Cri, le unità cinofile e i vigili del fuoco. Scavano ancora a mano in alcuni punti dove si presume possano esserci tuttora delle persone, non c’è la certezza di quante persone possano ancora essere sotto le macerie. L’operatore imolese ha assistito  – ahimè – al recupero di salme da parte di CRI Lazio.
<La situazione – dice Andrea – è indescrivibile>. Nella telefonata di stamani, sabato, era evidente come sulla fatica prevalga la consapevolezza  di poter essere utile, grazie a quanto imparato tramite la Croce rossa, ma anche un pizzico di orgoglio dopo aver visto come funzionino il campo CRI che serve pasti a sfollati e soccorritori e quanto sia valida l’azione delle squadre di esperti operatori. Una grande difficoltà deriva dall’unico accesso ad Amatrice su cui si affollano i tanti mezzi di soccorso a causa anche dell’inagibilità di due ponti: <I viveri sono più che sufficienti – continua Andrea – così come i generi di prima necessità. Ogni iniziativa privata si traduce purtroppo in un intralcio viste le condizioni della viabilità>.
Per evitare gli sprechi bisogna quindi attendere il “dopo-emergenza”.
Fabrizia Fiumi resterà costantemente in contatto con lui fino al termine del suo servizio. E ricorda con una metafora che <Non si tratta di correre i 100 metri, ma una maratona>. Il fiato, la voglia di dare una mano devono continuare purtroppo nel tempo. Si parla, per i terremotati, di alcuni mesi di ricovero in tende e prefabbricati, e saranno i mesi lunghi dell’inverno.

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