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DPCM ANTI COVID LEGITTIMI O ILLEGITTIMI ? QUESTO E’ IL DILEMMA

by admin

Un’ordinanza del Tribunale di Roma sezione VI del 16 dicembre 2020 (giudice Liberati) avrebbe stabilito che i noti Dpcm emanati dal governo Conte presenterebbero profili di illegittimità e sarebbero così disapplicabili da parte dei giudici.

La controversia aveva ad oggetto una procedura di sfratto per morosità. Il debitore sfrattato dall’immobile giustificava l’omesso pagamento per via del Covid e della susseguente crisi e domandava una cospicua riduzione del canone. Il giudice di merito ha rigettato siffatta richiesta e interessante è comprenderne le motivazioni.

Il tribunale si è dapprima interrogato se le limitazioni imposte nel corso del 2020 con atti e provvedimenti di natura amministrativa e decreti lette fosse legittima. Il riferimento corre al decreto legislativo 1 del 2.1.2018 (codice della protezione civile) secondo il quale il Consiglio dei Ministri con delibera 31.1.2020 dichiarava lo stato d’emergenza nazionale per rischio sanitario da Covid_19. Su tale decreto, si fondava tutta la “normativa d’eccezione” rappresentata dalle successive norme (decreti legge) e atti amministrativi (vari Dpcm).

Secondo la tesi espressa dal Tribunale di Roma tale costrutto normativo non regge. Scrive il giudice Liberati nell’ordinanza che “non vi è dubbio che l’azione amministrativa che operi attraverso atti amministrativi sia responsabilizzante, in quanto esposta, diversamente dall’operare attraverso atti aventi forza di legge, anche alle ulteriori censure tipiche dei provvedimenti amministrativi, e non solo al sindacato politico”. Urge, pertanto, verificare la “idoneità del DPCM a comprimere i diritti fondamentali che ha, di fatto, investito e compresso”.

Magistrati e giuristi insigni hanno evidenziato tutti i rischi di incostituzionalità dei Dpcm, che non potrebbero porre limiti a libertà costituzionalmente garantite. Peraltro il citato decreto legislativo 1/18 non faceva richiamo alcuno alle emergenze sanitarie invocate alla base dei provvedimenti. Si riferiva solo ad emergenze di rilievo nazionale connesse ad eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo (art. 70 comma 1 lettera c del decreto 1/2018).

D’altro canto, in Costituzione è sancito un solo caso di attribuzione al governo dipieni poteri: la dichiarazione dello stato di guerra (articoli 78 e 87 Costituzione).

Da qui tutti i corollari: la dichiarazione del Consiglio dei Ministri che aveva dichiarato lo stato di emergenza al 31 gennaio 2020 non si fondava su legittimi presupposti legislativi ed era da reputarsi illegittima in quanto alcuna fonte del diritto primaria (costituzione) o secondaria (legge) attribuisce al C.d.M. il potere di dichiarare uno stato di emergenza per rischio sanitario. Da qui, con effetto “domino”, crolla l’impalcatura di presunta legittimità di tutti i Dpcm conseguenti. Ora è molto presto per comprendere se il provvedimento del giudice romano sarà un valido precedente idoneo a costituire un filone giurisprudenziale consolidato.

Certamente, i primi effetti, potrebbero essere davvero deflagranti di fronte a tutte le conseguenze dirette e indirette che, siffatta normativa di emergenza, in parte ben accolta, ma in altra parte pesantemente avversata soprattutto per gli effetti economici devastanti, ha provocato e provocherà nel medio e lungo termine.

Il giudice romano si soffermava in particolare sul dpcm 26 aprile 2020 che emanato con la copertura del d.l. 19/2020 era da ritenersi illegittimo in quanto il provvedimento normativo di sostegno, conteneva norme generali e astratte, non fissava un termine, e si poneva in stridente contraddizione all’art. 76 della costituzione che consente la delegazione di poteri al governo, solo con fissazione di principi – oggetti definiti e per tempistiche limitate. Tutti i dpcm successivi ad avviso del giudice sono illegittimi perciò.

Inoltre il Tribunale, evidenzia il profilo di illegittimità dettato dalla carenza di un termine (il dpcm ha un termine, ma solo formale, in quanto da inizio pandemia si è assistito ad una continua rinnovazione delle norme con cadenze temporali progressive – cfr. Tar Lazio ord. 7468/2020). Inoltre, per il tribunale capitolino sussiste una carenza di motivazione dei dpcm (violazione art. 3 della legge 241 del 1990). Tali atti sono tutti motivati “per relationem” ossia di rimando ad altre pregresse norme. Creando con ciò un coacervo di rimandi che rendono anche complessa la lettura e interpretazione delle norme. Per non parlare dei richiami dei verbali del Comitato tecnico scientifico, non accessibili ai più.

Non sono quindi nemmeno desumibili quelli che sono gli interessi in gioco e, così, non è possibile nemmeno effettuare il bilanciamento tra gli interessi e principi costituzionali protetti dalle norme, a dispetto di quelli che invero risultavano soccombere (in primis, libertà di spostamento, interesse e tutela dell’iniziativa economica ecc.).

In sintesi finale: il Tribunale di Roma ha dato una prima, forte, vigorosa spallata a Dpcm molto spesso confusi, contraddittori, e carenti delle basi fattuali per potersi imporre a deroga dell’impianto Costituzionale, si da essere plausibili ulteriori vizi quali l’eccesso di potere per illogicità del dato normativo.

Avv. Filippo Martini

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