Umberto e Luca Loreti (titolari dei supermercati a marchio Conad presenti in città e dell’impianto carburanti con autolavaggio Conad sulla via Emilia, nei pressi del Piratello) ci raccontano il loro punto di vista sulle difficoltà della grande distribuzione: costi in aumento, concorrenza, servizi, personale e prospettive per il territorio.

Imola sta vivendo la chiusura di diversi supermercati, alcuni dei quali storici punti di riferimento per i quartieri. A Umberto e Luca Loreti, abbiamo chiesto di interpretare le cause di questa situazione e di delineare le principali sfide che oggi deve affrontare chi opera nel settore della grande distribuzione.

Negli ultimi tempi, a Imola, diversi supermercati hanno chiuso. Quali sono, secondo voi, le principali cause di questa situazione?
Le cause sono molteplici: il contesto economico generale, la forte competitività, che determina una riduzione dei margini di guadagno, gli affitti oggi particolarmente onerosi e l’aumento dei costi dell’energia. Ha inciso anche l’eccessiva liberalizzazione degli orari, che ha comportato ulteriori costi di gestione, insieme alla facilità con cui, fino a circa sei anni fa, venivano concesse autorizzazioni per l’apertura di nuovi punti vendita nella nostra città.

Possiamo parlare di una presenza eccessiva di punti vendita rispetto al numero di abitanti e alla capacità di spesa del territorio imolese?
Direi di sì. Il fatto che alcuni supermercati abbiano chiuso e altri si trovino in difficoltà ne è una dimostrazione concreta.

Le difficoltà riguardano alcune insegne oppure evidenziano un problema più generale del settore della grande distribuzione?
Il problema riguarda l’intero comparto della grande distribuzione. Non esiste più la corsa ad aprire nuovi punti vendita a tutti i costi. Oggi, semmai, si acquisiscono strutture con un conto economico appena sostenibile, soprattutto per ragioni legate alle quote di mercato.

Quanto incidono, sulla sostenibilità di un supermercato, i costi del personale, dell’energia, degli affitti, della logistica e della gestione delle merci?
Sono costi determinanti e possono fare la differenza. Tuttavia, l’elemento decisivo per la sostenibilità resta il volume delle vendite.

È ancora possibile mantenere prezzi competitivi senza ridurre eccessivamente i margini, la qualità del servizio o il numero dei dipendenti?
È possibile, a condizione di prestare grande attenzione alla qualità delle merci acquistate. Per offrire al territorio una proposta che unisca qualità e convenienza abbiamo inserito anche i prodotti “Cuore di Imola”, provenienti da aziende agricole del circondario e quindi a chilometro zero. Il legame con il territorio è, per noi, molto importante.

Quanto pesano la posizione, la facilità di accesso, i parcheggi e le dimensioni del punto vendita nel determinare il successo di un supermercato?
La posizione, la facilità di accesso e una dimensione adeguata del punto vendita sono certamente importanti, ma non rappresentano gli unici fattori in grado di determinarne il successo.

I punti vendita di medie dimensioni rischiano maggiormente di trovarsi in difficoltà, stretti tra i grandi supermercati e i discount?
Oggi il mercato è difficile per tutti, discount compresi. La situazione economica è quella che conosciamo: molte persone faticano sempre più ad arrivare alla fine del mese. Ogni catena mette quindi in campo le proprie strategie per essere competitiva, naturalmente se dispone della forza economica necessaria.

Quali sono oggi le maggiori difficoltà nella gestione quotidiana di un grande supermercato?
La sfida principale è riuscire a garantire la disponibilità delle merci desiderate dai clienti, offrendo allo stesso tempo un servizio adeguato e costante.

Molti supermercati non hanno più il macellaio al banco; il pane si sceglie in autonomia dagli espositori e spesso non è presente una pescheria. Questi servizi sono un valore aggiunto, ma quanto è costoso e difficile mantenerli attivi?
Dal nostro punto di vista, questi servizi sono elementi distintivi. Oggi, tuttavia, stiamo assistendo anche da parte di catene concorrenti alla progressiva eliminazione della macelleria e della pescheria assistite. Nei nostri punti vendita manteniamo il banco pane e pasticceria con servizio assistito, perché produciamo direttamente nel nostro laboratorio con fornai e pasticceri. Nei punti vendita più piccoli della nostra società, invece, siamo stati costretti a ridurre alcuni servizi assistiti, in particolare in macelleria, a causa di costi divenuti insostenibili, cercando comunque di soddisfare al meglio le richieste dei clienti.

È diventato più difficile trovare e mantenere personale, soprattutto considerando il lavoro nei fine settimana, nei giorni festivi e su turni?
Sicuramente non è semplice reperire personale già formato o disposto a formarsi. Si incontrano molte persone che non sono disponibili a lavorare il sabato, la domenica o nei giorni festivi. Esiste poi il tema del costo del personale, elevato per l’azienda ma spesso percepito come insufficiente dal collaboratore. Questa distanza è dovuta soprattutto al peso della tassazione sulla retribuzione lorda e agli ulteriori costi sostenuti dall’impresa.

Le casse automatiche, la digitalizzazione e le nuove tecnologie possono aiutare a contenere i costi?
Le casse automatiche rappresentano semplicemente una diversa modalità di fare la spesa e, da sole, non incidono in modo determinante sul conto economico. Le nuove tecnologie, però, aiutano nella gestione e nella consegna delle merci. Anche le etichette elettroniche garantiscono maggiore chiarezza e la corretta esposizione dei prezzi. Sono piccoli dettagli che, a nostro avviso, fanno la differenza nella cura del cliente.

Le chiusure avvenute a Imola possono essere considerate episodi isolati oppure dobbiamo aspettarcene altre?
Il numero dei supermercati, come accade per tutte le attività economiche, viene determinato dal mercato. Sarà quindi l’evoluzione dei prossimi anni a dirci che cosa accadrà.

Quali caratteristiche dovrà avere un supermercato per riuscire a restare competitivo e sostenibile nel futuro?
Per restare competitivi occorre poter contare su condizioni di acquisto favorevoli, senza rinunciare alla qualità dei prodotti venduti. Questo risultato si ottiene lavorando su più fronti. L’appartenenza al gruppo Conad ci consente di ottenere buone condizioni dall’industria alimentare, ma non è sufficiente. Per essere sostenibili ci riforniamo anche da produttori locali a chilometro zero, capaci di offrire qualità e convenienza, come nel caso dei prodotti “Cuore di Imola”. Investire sulla qualità è costoso, ma, a nostro avviso, è una scelta che produce risultati. Per questa ragione abbiamo anche una cucina interna.

Quando chiude un supermercato, oltre ai posti di lavoro si perde anche un servizio per il quartiere. Quale ruolo potrebbero avere l’Amministrazione comunale e la pianificazione commerciale nell’evitare nuove aree vuote o prive di servizi?
La chiusura di un supermercato non è soltanto una saracinesca che si abbassa definitivamente. Dietro ci sono famiglie, figli e mutui da pagare, oggi sempre più onerosi. Oltre alla perdita di un servizio, c’è il dramma di chi perde il posto di lavoro: non è certamente un fatto positivo, neppure per i concorrenti.
Noi abbiamo assunto alcuni ex dipendenti delle strutture che hanno chiuso, ma molti sono purtroppo rimasti senza lavoro. In un libero mercato la Pubblica amministrazione non può intervenire direttamente nella gestione delle imprese; può però programmare con attenzione lo sviluppo commerciale e valutare con prudenza nuove aperture non necessarie, che negli anni successivi potrebbero tradursi in strutture vuote e nuova disoccupazione.

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