C’è una grande, grandissima novità in arrivo sul nostro territorio che unisce la ristorazione all’inclusione sociale: il 1 maggio Eugenio Iannella inaugurerà la “Pizzeria Civico 25 – il gusto dell’inclusione”, in via Papa Giovanni XXIII al numero 444, a Castelbolognese.
E’ la realizzazione di un sogno che arriva da lontano ed è lo stesso Iannella, in questa intervista in esclusiva, a raccontarlo con grande entusiasmo.
Eugenio Iannella, puoi individuare la scintilla e l’idea che hanno portato alla nascita di questo progetto di ristorazione?
“Innanzitutto, il nome: “Il gusto dell’inclusione”, questa è la parola più bella che esista e vogliamo toccare il cuore di tutti. La scintilla che ha accompagnato la mia vita è sempre stata mio fratello Vittorio che nacque 41 anni fa, quando io ero 15enne. E’ un ragazzo con sindrome di down e io son cresciuto con lui, vivendogli accanto ogni giorno, imparando tanto da lui”.

Dove e quando sorgerà?
“La “Pizzeria Civico 25 – il gusto dell’inclusione” si trova in via Papa Giovanni XXIII al numero 444, a Castelbolognese. Inaugureremo il 1 maggio proprio in concomitanza della Festa dei Lavoratori perché vogliamo sottolineare come la Costituzione italiana metta al primo posto il diritto al lavoro e che questo diritto sia di tutti, ma veramente di tutti. Spero che questa apertura tocchi la sensibilità anche dei politici non solo locali”.
E’ pronta la ristorazione tradizionale ad accogliere un ragazzo disabile?
“Ho sempre lavorato nella ristorazione fin da ragazzo e mi son sempre chiesto il motivo per cui in quel mondo i ragazzi con disabilità non abbiano mai trovato uno spazio adeguato. In fondo, è sempre esistita una regola non scritta secondo la quale una persona con disabilità era meglio tenerla “nascosta” e non farla partecipare alle attività della società. Chiaramente questo nasconde sostanzialmente paura nei confronti di questa persona, o il timore di correre il “rischio” di offrirgli troppi stimoli che, inevitabilmente, avrebbero provocato delusione per il fallimento (considerato naturale).
Invece io ho capito, grazie alla vicinanza di mio fratello, che solo provando, si riesce a conoscere la profondità di sè stessi, riconoscendo non solo i propri limiti, ma pure le proprie capacità tecniche e morali.
Nella mia vita lavorativa, ogni volta in cui ho chiesto ai responsabili o ai titolari il motivo dell’assenza tra i dipendenti di ragazzi con sindrome di down, ho sempre ricevuto lo stesso tipo di risposta. Invero, che sarebbe stato un grosso rischio e, d’altra parte, se nessuno lo fa, ci sarà un motivo”.

Eppure le disabilità appartengono ad una vastissima area di persone:
“Esatto, di cui solamente non oltre il 30% trova uno sbocco lavorativo almeno stabile. La scuola, oggi, sta svolgendo un ruolo importante per questi ragazzi, anche perché lì si sentono accolti e protetti. Ma quando finiscono il periodo scolastico, si apre un vuoto pazzesco e il buio rischia di escluderli dalla società. Senza considerare l’aspetto del bullismo e dell’emarginazione che spesso provocano disabilità.
Il mio obiettivo, oramai la mia ragione di vita, è quello di tentare il tutto per tutto affinchè si possa realizzare un mondo migliore, in cui per i disabili ci sia spazio effettivo in cui vivere in pienezza, sia a livello umano che lavorativo”.
Un sogno, o forse ancor di più?
“Da quando ho iniziato ad inseguire questo grande sogno, son caduto 100 volte, ma mi son sempre rialzato, guardando ogni sconfitta come se fosse un’opportunità. Perché questo obiettivo è sempre stato più grande della mia realizzazione personale. Quando parlo a mio fratello del nuovo progetto, gli si illuminano gli occhi, perché intravede in tutto questo uno stimolo: è proprio questo che mi spinge, perché non mi interessa niente di me stesso, ma solo essere un punto di riferimento per questi (tanti) ragazzi che hanno bisogno di essere stimolati e voluti bene. Abbiamo e hanno passato tante difficoltà e penso che bisogna voler bene a queste persone che devono realizzarsi diventando quanto più autonomi possibile.
Mi son voluto mettere in gioco, cercando di scalare questa montagna e spero ci sia tanta solidarietà, come durante l’alluvione, quando tanti ragazzi ci hanno aiutato con il cuore e con le mani”.

E perché proprio a Castel Bolognese?
“Castelbolognese è una realtà bellissima e l’ho potuto constatare sulla mia pelle durante l’alluvione, quando tanti ragazzi e persone mi hanno aiutato a pulire il mio locale in via Emilia. E tutti sorridenti, cantando “Romagna mia”.
La mia storia professionale, nel 2020, conobbe uno stop improvviso: ero responsabile consulente nella gestione operativa di una grossa struttura nella provincia di Ravenna e fui licenziato durante il covid. A quel punto, insieme a mia moglie, decidemmo di rimboccarci le maniche e nel momento peggiore, trovammo il coraggio per avviare un’attività di hamburgheria e pizzeria (anche con consegna a domicilio, visto il periodo) sulla via Emilia a Castelbolognese. Era il 20 giugno 2020 e da allora, di strada ne abbiamo fatta parecchia. Anche perché nella mia testa non si è mai placato il sogno di un’attività insieme ai ragazzi disabili. Qualche anno dopo chiedemmo un finanziamento per aumentare il livello della qualità del cibo e del locale, ma l’attrezzatura nuova giunse il giorno prima dell’alluvione del maggio 2023 e, chiaramente, fummo costretti a buttar via tutto. Dopo quei giorni di alluvione il mio mondo era sprofondato e pensai più volta di chiudere l’attività, ma quel sogno tornò a spingermi e mi diede parecchia forza con cui ripartire. Il locale, però, era piccolo per poter creare il nuovo progetto, dunque mi guardai attorno e sulla linea Imola-Castelbolognese-Faenza cercai varie soluzioni. Alla fine, come una manna dal cielo, trovai un locale che si sposava perfettamente con la mia idea: molto spazioso, in una zona residenziale piuttosto sicura e tranquilla che potesse offrire serenità anche ai ragazzi impegnati al lavoro. La nuova struttura potrà far accomodare 80 persone all’interno e 80 all’esterno”
Attualmente è già iniziata l’attività?
“Fino all’effettiva apertura al pubblico del 1 maggio, nel locale funzionerà l’Accademia della Pizza da me gestita e condotta, che vede all’opera i primi ragazzi che stanno imparando “sul campo” i vari lavori. Stanno già cominciando a fare tirocinio cosi al momento dell’avvio, saranno totalmente a proprio agio e pronti al lavoro”.
Una passione, la tua, che arriva da lontano, pure costellata da diversi premi a livello nazionale:
“Sì, ho conquistato parecchi premi durante la mia carriera, ma, sinceramente, quelli più graditi sono quelli ricevuti dai clienti e della gente che ci ripaga degli sforzi e della fatica. In questo mondo la passione è fondamentale ed è bello quando è ben valutata dai clienti.

Guardando in grande, tra pochi giorni, parteciperai ad una gara a livello mondiale:
“Esatto, il 20 gennaio 2025 io e Michael andremo a disputare una gara mondiale a Rimini: nel 2024 arrivai 11esimo e quest’anno ritenterò, insieme ad un mio collaboratore che, nel tempo, da allievo ha superato il maestro. Ho deciso di far vivere anche a lui questa avventura al campionato mondiale per pizzaioli, anche per dimostrare a tutti gli splendidi risultati che ha saputo raggiungere”.
Come state svolgendo il reclutamento dei ragazzi?
“Sto ricevendo, da tempo, tanti messaggi di genitori che vogliono conoscermi e che mi raccontano la storia dei loro figli. A tanti di questi ragazzi gli è stata calpestata la dignità e vogliono tornare a stare a contatto con le persone buone, in un ambiente sereno. Ci sono tanti ragazzi che vogliono entrare nel nostro progetto e questo mi conferma che se le persone le tratti bene, lavoreranno con più gioia.


















