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PROBLEMI DI FAMIGLIA e PROBLEMI DI DENARO (E VICEVERSA)

Rubrica a cura dell’Avv. Filippo Martini

Continua il nostro viaggio nel mondo della mediazione. Più precisamente, come già visto nei numeri precedenti, intendiamo esaminare alcune fattispecie ponendo il focus sui principali distinguo che caratterizzano il trattare un conflitto in una classica causa contenziosa, avanti ad un tribunale e, al contrario, trattarlo in sede di mediazione.
Per sommi capi dunque ricordiamo che mentre nel giudizio vi è un terzo imparziale che giudica e decide chi ha ragione tra le parti in contesa, nella mediazione vi è un terzo imparziale che non giudica, ma facilita un negoziato e alla fine la decisione verrà presa dalle parti stesse (non delegandola a terzi e non già – o quanto meno non solo – sulla base delle ragioni o dei torti, bensì esaminando nel profondo gli interessi perseguiti). Va aggiunto che gli interessi delle parti non sempre coincidono tra di loro; talvolta coincidono, ma con finalità diverse; talaltra sono esattamente sovrapponibili alle posizioni delle parti; altre volte ancora addirittura, arrivano ad essere contrapposti alle posizioni delle parti.
Esaminiamo un caso reale, che fu oggetto di una mediazione (ovviamente, la riservatezza impone massima genericità, cambiamento ed alterazione di alcuni passaggi essenziali).
In questo caso, la vicenda riguarda una fattispecie sui generis che, generalmente, non trova diretto accesso in mediazione c.d. “ordinaria” come disciplinata dal d.lgs. 28/2010, trattandosi di tematiche e questioni afferenti il diritto di famiglia e, pertanto, diritti talvolta indisponibili e che richiedono un peculiare vaglio da parte delle autorità competenti (i giudici). Per tali casistiche, non è infrequente, anzi, ora è persino regolamentato dalla legge, che le parti si rivolgano a specifici soggetti deputati alle attività di “mediazione familiare”.
Tuttavia, la preclusione a trattare siffatte vicende, in seno alla procedura di mediazione ordinaria ex d.lgs. 28/2010 non è assoluta e del tutto avulsa dai contesti che si presentano nel concreto. Diciamo pertanto che molte volte, parti che si presentano in mediazione per trattare tematiche tipiche della mediazione commerciale e civile ordinaria, in realtà, sottendono altri fini o altre rivendiche che possono avere a che fare con tematiche di diritto di famiglia che dunque entrerà (seppur in modo tangente) all’interno della mediazione. Il punto sarà quindi definire e differenziare attentamente ciò che si può definire e transigere, all’interno della procedura di mediazione e ciò che (magari, funzionale ad esso) deve però essere definito e composto all’esterno, in altra e diversa sede. Il seguito servirà a chiarire meglio.
E’ indubbio che nel contesto giuridico italiano, la mediazione dei conflitti assuma un ruolo cruciale, soprattutto nelle delicate dinamiche familiari che coinvolgono questioni di affidamento dei figli e di attribuzione dei beni coniugali durante le fasi di separazione. La complessità emotiva e materiale di tali situazioni richiede un approccio che concilii l’equità e la giustizia delle scelte e decisioni, con la sensibilità umana, un equilibrio che la mediazione si propone di trovare.
Nel caso specifico, ci si trovava di fronte ad una coppia di fatto con un figlio, in fase di separazione, la cui contesa si estendeva a complesse e variegate tematiche: affidamento del figlio e calendarizzazione visite. Assegnazione della casa di comune convivenza. Mantenimento del figlio. Fino ad arrivare alla delicata questione concernente la restituzione di un prestito sostanzioso.
Era stata, appunto, la ex compagna, trovandosi in una posizione di svantaggio per quanto riguardava l’assegnazione della casa (che risultava di proprietà esclusiva del marito) che cercava di riequilibrare la situazione facendo valere un proprio credito di 150.000 euro, concesso alcuni anni fa in favore dell’azienda del marito. Tale pretesa, inclusi gli interessi, ammontava a 165.000 euro, una somma che il marito avrebbe avuto difficoltà a restituire laddove gli fosse stato notificato un decreto ingiuntivo, facendolo oltretutto sfigurare di fronte ai propri soci.
La mediazione, in questo contesto, si rivelava uno strumento flessibile e adattabile, capace di offrire soluzioni personalizzate che hanno consentito di tenere conto delle specificità del caso. La soluzione mediata che emergeva, riconosceva la legittimità della richiesta della moglie, pur calibrando la restituzione in termini sostenibili per il marito: le parti concordano la restituzione del 70% della somma originariamente prestata, suddivisa in due rate semestrali.
Parallelamente, e prima di sottoscrivere siffatto accordo in sede di mediazione, le parti si accordavano e definivano a latere (secondo le forme previste dal codice di procedura civile) la questione afferente la calendarizzazione delle visite al figlio, l’assegno in suo favore e l’attribuzione dell’abitazione per la quale, il padre, non si opponeva fosse trasferito in nuda proprietà al figlio. Si trovava così una soluzione innovativa e lungimirante: l’assegnazione della nuda proprietà al figlio e l’usufrutto alla madre. Grazie allo sconto ottenuto sul prestito in restituzione, il padre riusciva anche a finalizzare l’ottenimento del mutuo per acquistare l’immobile ove già da alcuni mesi si trovava in affitto e, con un sistema di compensazioni tra le parti, esse riuscivano anche a beneficiare di un importante risparmio in termini fiscali stante il fatto che in sede di mediazione, gli accordi raggiunti sono esenti da imposta di registro sino all’importo di euro 100.000. In definitiva, la soluzione complessivamente raggiunta non solo risolveva il conflitto immediato, ma poneva le basi per una stabilità futura del minore e dei due ex partner che di fatto avevano realizzato una piena cooperazione, nell’interesse primario e fondamentale del figlio, elemento spesso trascurato in contese di questa natura.

L’esito di questa mediazione sottolinea l’importanza di un approccio olistico ai conflitti familiari, che consideri tutte le dimensioni coinvolte: emotive, economiche e generazionali. La mediazione, quindi, non si limita a risolvere il conflitto presente, ma mira a costruire le fondamenta per relazioni future più eque e sostenibili.

Questo caso illustra con chiarezza il valore aggiunto della mediazione che contempli tematiche afferenti delicate questioni familiari: la capacità di trovare soluzioni personalizzate, eque e sostenibili, che tengano conto non solo delle leggi in vigore ma anche delle complessità umane e relazionali. La mediazione si conferma così uno strumento essenziale per la gestione dei conflitti, capace di trasformare le contese in opportunità di rinnovamento e crescita per tutte le parti coinvolte, a dispetto di fronti contenziosi (almeno 2 – 3 cause tra le parti) che avrebbero comportato dispendi di energie, tempo, molto denaro, mantenendo una tensione conflittuale sine die, a scapito del figlio stesso.

Avvocato Filippo Martini
Mediatore accreditato
ex d.lgs. 28/2010