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LA VITA SECONDO DAVIDE LAZZARINI

Per raccontare la storia, artistica e non solo, di Davide Lazzarini non basterebbe un giornale intero.
Noto showman, musicista, paroliere, imitatore, cabarettista, nonché allenatore di calcio, bubanese purosangue, solo per citare alcune delle sue peculiarità. Ma spesso la sua esuberanza e la sua prorompente simpatia sul palco mette in secondo piano una profondità emozionale non facilmente riscontrabile in tanti suoi colleghi. Nel tempo ha mostrato una grande capacità di composizione testuale con un timbro che tocca davvero le emozioni più recondite, anche se la sua capacità di far ridere in mille maniere diverse è la sua caratteristica principale. Al suo attivo anni di Conservatorio a Bologna e di Accademia dello Spettacolo a Roma.

L’intervista in esclusiva a Imola,it vede Lazzarini condividere la sua carriera artistica e le sue attuali attività, con le esperienze significative come l’esibizione al matrimonio di Jean Alesi e il lavoro con l’orchestra “Fratelli d’Italia”. Senza dimenticare il geniale spettacolo musicale “Musicabaret” di grande successo in coppia con il collega Michele Foschini.
Parallelamente alla carriera musicale, Lazzarini prosegue anche quella da allenatore di calcio, guidando la squadra di prima categoria di Bubano.
Di certo, l’aspetto più rilevante di Davide Lazzarini è l’attenzione e l’importanza che dà alla professionalità ed al rispetto nel suo lavoro, sia come artista che come allenatore.

Davide Lazzarini, innanzitutto, buon anno, che sia ricco di soddisfazioni personali e lavorative!
“Buon anno! Ricambio di cuore a tutti coloro che leggeranno questo articolo”.

Partiamo da lontano, dai tempi della scuola, invero i primi momenti in cui capisti di avere una fiamma artistica. Come iniziò tutto?
“Già in terza media mi era chiaro che il mio percorso sarebbe dovuto essere al Conservatorio e tentai di entrare con l’esame di ammissione, ma non passai anche perchè quell’anno era davvero improbabile riuscirci, essendo a disposizione solamente due posti per le percussioni al Conservatorio di Bologna. Ma non mi demoralizzai, chiedendo al maestro di poter partecipare come uditore e così, per un anno, partecipai alle lezioni andando ad ascoltare le lezioni e, l’anno dopo, riuscii ad entrare. Dunque, l’indirizzo mio era abbastanza chiaro già a 14/15 anni”.

I tuoi primi passi nel mondo dell’arte, tra comicità e musica di alto livello?
“Da ragazzo suonavo con un gruppo di amici di Sasso Morelli con cui vissi l’esperienza più bella di quegli anni: ci ingaggiarono per suonare al matrimonio di Jean Alesi, l’allora pilota della Ferrari in Formula 1, a casa sua ad Avignone, in Francia. Considerando che con questo gruppo di amici ci esibivamo di solito in concerto al teatrino parrocchiale di Sasso Morelli e in qualche data/festa in zona, fu davvero bellissimo ritrovarci ad Avignone, al matrimonio di Alesi.
Mi piace pensare che fu quell’evento l’inizio della mia strada prettamente musicale che poi avrei intrapreso negli anni successivi.
D’altra parte, i miei genitori mi hanno sempre raccontato che, già all’età di 4/5 anni durante i ritrovi con gli amici, finita la cena, mi mettevano in piedi sulla tavola e io facevo le imitazioni dei personaggi in voga allora, come Enzo Tortora e Mike Bongiorno. Tutti ridevano, quindi già allora la mia vena artistica e comica mi dava soddisfazione nel veder sorridere gli altri.
I primi veri passi nel mondo dell’arte, della comicità e della musica di alto livello sono arrivati successivamente, a metà anni 90 quando suonavo con un gruppo di “moderno” chiamato “Johnny Lazzaro Band” che si esibiva in locali clamorosi come la “Capannina” di Forte dei Marmi, la “Bussola” di Viareggio, in Svizzera, a Rimini, Riccione e in tutti i locali più rinomati. Insomma, quella fu la famosa “gavetta” che a tutt’oggi mi porto dietro durante le serate e che mi diede un grande bagaglio di esperienza, anche a livello tecnico e gestionale delle serate.
Poi riuscii ad entrare alla “Accademia dello Spettacolo” di Roma: era un sogno nel cassetto che avevo da tanti anni e fu spettacolare quando ricevetti la telefonata che mi avvisava di aver superato le prime audizioni, per non parlare di quando fui ammesso: fu una grandissima soddisfazione poter lavorare (e vivere) a Roma assieme a grandi artisti che normalmente vedi in televisione. In due anni mi diplomai col massimo dei voti, studiando veramente tanto. Fu molto bello poter lavorare sia alla Rai che a Mediaset, a Sky Teatro di Roma, a Radio Kiss Kiss  Ebbi la possibilità veramente di fare tante cose artistiche e tutte di grandissima soddisfazione. Fu quella la ciliegina sulla torta della mia preparazione artistica”.

L’esperienza con i “Fratelli d’Italia” fu un tentativo innovativo di unire la musica alla comicità di gruppo?
“I “Fratelli d’Italia” era all’epoca la miglior orchestra in Italia. Ed esserne il frontman e il cantante fu grandioso, anche perchè erano tutti musicisti dell’orchestra Casadei che decisero di aprire questo progetto. Io entrai con loro e furono 3/4 anni veramente bellissimi che tutt’oggi porto nel cuore, perché a livello musicale di orchestra, raggiunsi il massimo che si poteva raggiungere in quegli anni, lavorando con musicisti eccezionali su palchi veramente bellissimi, con tanti spettatori. Fu veramente tanta, tanta, tanta roba. Successivamente arrivò anche la televisione a livello locale, con provini vari, situazioni varie, con qualche breve comparsata, fino alla possibilità di condurre un programma quotidiano a “Canale 11” che si chiamava “Spazio aperto”. Era un bel programma di intrattenimento pomeridiano, a mio parere, una “genialata”, perché non era un programma formale: io vestivo i panni del conduttore ironico, che cantava, che intervistava in maniera molto leggera personaggi che si potevano incontrare nella quotidianità. La gente telefonava da casa, rigorosamente in diretta, mandava messaggi, chiedeva canzoni: avevo la strumentazione montata in studio, quindi gliele potevo cantare al volo ed era una cosa molto bella, perchè entravo direttamente nelle case della gente, delle persone “qualsiasi” che potevano parlare direttamente con me in qualsiasi momento. E la soddisfazione più bella è che a vent’anni di distanza c’è ancora gente (soprattutto di una certa età) che mi dice frasi come “con quella trasmissione il pomeriggio, che compagnia che mi facevi”. Fu tutto molto bello, fino a quando le scelte editoriali del canale televisivo decisero di accrescere il livello giornalistico, quindi decisi di non continuare, perché non mi sentivo adatto e perché avrei dovuto sviluppare un personaggio serioso e noioso, che non rispecchiava il mio modo di essere”.

Poi, col tempo, il progetto “Musicabaret” con Michele Foschini che ti ha portato lontano e sempre più in alto. Quali sono gli aspetti positivi e negativi del lavorare (tanto) in un duo di questo tipo?
“Il progetto con Michele nacque 15 anni fa: io lavoravo da solo facendo pianobar e, quando lo incontrai gli chiesi di fare qualche serata insieme. Da allora decidemmo di perseguire un progetto insieme che, dopo un po’ di tempo, di prove e di aggiustamenti, ora si chiama “Musicabaret”. Siamo effettivamente dei precursori di questa tipologia di spettacolo che unisce uno spettacolo di cabaret alla musica tutta cantata assolutamente dal vivo. A parte l’ausilio delle basi (siamo in due, ma ci servirebbe un’intera orchestra), tutto è rigorosamente cantato dal vivo. Non è facile farlo, perchè ci son sere in cui qualche problema vocale dà fastidio e, quindi, son costretto a eliminare, ad esempio, l’imitazione di Albano, ma è categoricamente tutto dal vivo il nostro spettacolo. Ovviamente non usiamo l’autotune contro cui ho il dente davvero avvelenato (ride, ndr).

“Musicabaret” è un prodotto che sta funzionando veramente molto bene. Lavorare in due è bello, perchè, ad esempio, ci si appoggia sempre uno all’altro, quindi ci son tanti aspetti positivi, mentre quelli negativi son molto limitati. E’ fondamentale trovarti bene caratterialmente, ma ormai io e Michele siamo rodati: io sono il cattivo della situazione e lui è quello che sopporta; io sono quello più pignolo che guarda al pelo nell’uovo, mentre lui lascia più andare; quando mi arrabbio, lui subisce (ride, ndr). Noi siamo sempre andati e andiamo tutt’ora sempre d’amore e d’accordo, quindi direi che va tutto molto bene”.

Quali ritieni essere i tuoi punti di forza sul palco?
“Ho tantissima passione in quello che faccio: mi piace, mi piace tantissimo quello che faccio, mi diverto nel farlo, cerco di essere il più professionale possibile e, questo, vuol dire avere il massimo rispetto dei gestori dei locali, del pubblico e, più in generale, rispettare gli orari, presentarsi nel migliore dei modi sia tecnicamente che a livello fisico. E’ fondamentale avere questo atteggiamento professionale anche perchè noi per primi sappiamo di ricoprire un ruolo “sociale” ed è bene trasmettere determinati valori, come l’educazione e il rispetto. Poi un punto di forza è il fatto di riuscire a catturare il pubblico in un certo modo, riuscendo a tenerlo “inchiodato” alla sedia fino all’ultima battuta o all’ultima nota dell’ultima canzone. Lo spettacolo è strutturato in quell’ottica, ma poi tu devi riuscire ad entrare in empatia con la gente e col pubblico. Molto spesso gli spettatori, a fine spettacolo, vengono a salutarci, ringraziandoci per averli fatti “staccare completamente per 2 ore dai problemi”. Con il nostro spettacolo in questo momento, tutte le preoccupazioni che uno ha, spariscono per due ore. Aver la possibilità di regalare queste due ore di spensieratezza alla gente, credo sia un aspetto bellissimo del mio lavoro e la soddisfazione più grande del “Musicabaret” arriva proprio dal riscontro positivo della gente”.

Matrimoni, feste, spettacoli, ormai il vostro tour è sempre pieno di date?
“Direi proprio di sì, perché, dall’estate scorsa, siamo tornati ai livelli “pre-Covid”. Durante il periodo del Covid non ce la siamo passata bene, perchè gli spettacoli non potevamo farli, essendo tutto chiuso. Mi son reinventato a 50 anni: subito ho aiutato un mio amico carissimo alla sua pizzeria Johnny in Pedagna, andando a consegnare le pizze a domicilio, evitandogli la chiusura nel primo lockdown. Poi ho lavorato per un breve periodo come corriere alla Gls, in attesa di entrare in un’azienda di Castel San Pietro come responsabile della logistica. Alla fine, ho lavorato come consegnatario di materiale elettrico presso I negozi di ferramenta fino a giugno 2024, cercando di abbinare questo lavoro a quello sul palco. D’altra parte, i figli crescono e mia figlia maggiore si è sposata, comprandosi casa: c’è stata la possibilità di darle una mano e quindi è stato un sacrificio fatto molto volentieri. Poi, in estate siamo tornati ad un programma davvero molto intenso con il tour di “Musicabaret” di circa 28/29 date al mese, dunque abbiamo preferito tornare a fare quello che abbiamo sempre fatto”.

A livello musicale chi ti ha ispirato maggiormente da giovane e chi ti appassiona ancora oggi?
“Sono uno di una generazione completamente diversa dai Tony Effe della situazione: sono cresciuto con Battisti, poi son passato a Vasco Rossi. Ricordo che a 14 anni mi addormentavo con le cuffiette del walkman, ascoltando Battisti. Sono cresciuto con il cantautorato italiano che mi appassiona tutt’oggi. Ascolto comunque tutti i generi musicali, alcuni mi piacciono di più, altri meno, ma cerco di ascoltare tutto; anche nella musica cosiddetta contemporanea dei vari rapper italiani alcune cose le posso trovare abbastanza interessanti”.

Poi c’è la passione per il calcio, mai del tutto sopita, che ti ha permesso di allenare a Bubano?
“Quella per il calcio è una passione che c’è sempre stata! Ma a livello di lavoro, ho iniziato circa 15 anni fa. Prima seguivo un po’ qualche squadra, dando una mano ad allenare sul campo, ma da 15 anni a questa parte l’ho presa più seriamente, perché, lavorando la sera, avevo la possibilità di potermi documentare e di studiare. Iniziai dal settore giovanile allenando 3 anni a Medicina, spostandomi poi a Sant’Agata sul Santerno e a Lugo. Poi son approdato in seconda categoria a Biancanigo, quindi alla Stella Azzurra Imola e in diverse società del territorio. Finché, l’anno scorso, sono arrivato a dare una mano a Valentino Martini al Bubano in Promozione e mi è stato chiesto di rimanere quest’anno come primo allenatore. Ho sempre detto che non avrei mai allenato Bubano, la squadra del mio paese e, invece, quando dici “mai”, poi ti ci ritrovi. E quindi quest’anno alleno la prima squadra del Bubano: è una bellissima esperienza per cui devo dire grazie per la fiducia alla società, perché non era semplice, dopo una retrocessione, affidare la squadra per ripartire a un allenatore che la categoria non l’aveva mai fatta; a livello di settore giovanile mi son sempre tolto delle gran belle soddisfazioni, ma mai a livello senior ed è stato bello vedere come la gente del mio paese mi abbia dato fiducia. Quando il presidente Marco Federici mi propose la panchina, alle mie testuali parole “Non ho esperienza in categoria”, rispose: “Se nessuno ti dà la possibilità, l’esperienza non ce l’avrai mai. Io sono convinto che lo puoi fare e quindi la fiducia te la do: è giusto che tu faccia esperienza”. Era impossibile dire di no! Ringrazio lui, il suo successore Gianluca Senese, ringrazio Panizza e tutta la società e ringrazio Valentino Martini che ora è il direttore sportivo e per me è una presenza fondamentale.

Sto cercando di ripagare questa fiducia con tanto impegno, tanta serietà, dando tutto quello che è possibile dare ad una squadra dilettantistica di prima categoria. Il girone di andata è stato molto positivo e al di sopra delle aspettative, anche perché prima del campionato non ci davano un centesimo, ma ci siamo ritrovati a questo punto con 21 punti a due lunghezze dai playoff. Quindi, senza voler pensare troppo in grande, noi siamo una squadra che deve pensare in primis a salvarsi. Sono contentissimo per i ragazzi che stanno dando tanto, sia i più giovani che quelli con più esperienza: speriamo di fare un girone di ritorno all’altezza di quello d’andata. E prima ci salviamo, prima possiamo pensare a qualcosina in più.

Credo molto nel lavoro e nel sacrificio, perchè, come ha sempre detto il mio idolo, il buon Arrigo Sacchi, “non ho mai visto nessuno vincere senza fare sacrifici” e quindi quello è alla base di tutto il calcio a grandi livelli. Tifo Milan, però sono un appassionato di calcio, quindi se una squadra gioca bene mi piace vederla giocare. Cerco di capire, di guardare come si muovono i giocatori: non ho un modulo tattico preferito, ma preferisco sapermi adattare alle caratteristiche dei giocatori che ho a disposizione. Questa è la mia filosofia”.

Con tanti impegni di diverso tipo, quali sono i tuoi principali desideri e obiettivi per il 2025?
“Nel lavoro, che tutto prosegua bene come sta andando in questo periodo. Nel 2024 si è sposata mia figlia: è stata la più grande, forte e bella esperienza a livello emozionale della mia vita. Vedere la felicità dei tuoi figli penso che sia la soddisfazione più grande che ci possa essere. In generale non c’è soddisfazione professionale o altre situazioni che possano competere.
Spero che tutto possa proseguire nel migliore dei modi, con serenità, tranquillità e salute. Quella è l’unica cosa che mi auguro per il 2025”.

Come si può seguire la tua attività sui social media?
“Non sono un grande amante né fruitore dei social, sono di un’altra generazione, comunque potete trovare tutte le notizie dei nostri spettacoli su:
facebook.com/Davidelazzarinishow
facebook.com/lazzarini.davide1
instagram.com/lazzarini_davide”.

Per Imola.it

Carlo Dall’Aglio

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