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IMPRESSIONISTI

Artè di Isabella Alpi

La pittura impressionista iniziò, se il 15 aprile 1874, quando alcuni giovani artisti, tra cui Monet, Degas, Cézanne, De Nittis decisero di organizzare in autonomia una mostra dei loro lavori ripetutamente rifiutati dalle principali esposizioni mondiali.
Il nome che passerà alla storia di “Impressionisti” venne dato loro da un critico satirico che visitando la mostra e osservando un dipinto di Monet intitolato “Impressione, sole nascente”, scrisse che: ”…una carta da parati allo stato embrionale è più curata di questo dipinto”.
Nella sua spietata e ironica recensione nominò tutti gli artisti del gruppo “Impressionisti” e il periodo durò fino al 1886, ma già con contrasti dal 1880 all’interno del gruppo, che portarono i membri a partecipare autonomamente ai Salons, che nel frattempo si erano adeguati ai gusti dell’epoca e ad accettare i loro dipinti. Dipinti che conservano il tempo e ne immortalano lo scorrere e il cambiamento della luce durante la giornata.
Scienza, tecnologia e nuove teorie sulla propagazione della luce erano in continua evoluzione. L’invenzione della fotografia (1839) e le prime ricerche di cinematografia obbligarono gli artisti a rivedere il proprio ruolo su come rappresentare la realtà.
I progressi della chimica diedero il via all’uso dei colori a olio in tubetto, comodi da portare con sé per fare pittura “en plein air”, la preferita dagli impressionisti. Totalmente immersi nella realtà per dipingere il dato naturale.
La luce determina la percezione dei vari colori e loro colgono “l’attimo fuggente”. La pittura si fa veloce, una pittura diversa dai precedenti movimenti, si rinunci alla precisione accademica del disegno e si coglie la sostanza delle cose. Le pennellate sono veloci virgole di colore puro date d’impulso.
Gli Impressionisti scoprirono che la luce forte scolora i toni, la luce vibra come il calore, scomposero la luminosità del sole nei suoi raggi, e il più attento fu proprio Monet. Lo stesso Cézanne disse di lui: “Monet non è che un occhio ma, buon Dio, che occhio!”
Isabella Alpi