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GIANPIETRO MARROBIO IN QUIESCENZA

Dopo oltre 40 anni di onorata carriera, il 1 ottobre 2023 il comandante squadra anticrimine di Imola Gianpietro Marrobio ha raggiunto il congedo illimitato. In questa intervista in esclusiva a Imola.it, i suoi pensieri, i suoi ricordi e i suoi progetti futuri.

Gianpietro Marrobio, quale è stata la sua carriera in Polizia e quali ritiene essere i ruoli coperti di maggior importanza?
“Da sempre ho prediletto il ramo della Polizia Giudiziaria, in particolare quello investigativo. Nel corso della mia carriera, dove ho rivestito il grado più alto di Sostituto Commissario, ho diretto, fino all’inizio degli anni 2000, il Posto di Polizia distaccato Pedagna-Zolino, che all’epoca vantava la presenza di numerosi operatori, concludendo anche diverse operazioni importanti nell’ambito della prevenzione e repressione dell’uso delle sostanze stupefacenti e dei furti in abitazione. Di quel periodo ricordo con piacere l’individuazione dei componenti di una banda di ladri che avevano agito presso l’Hotel Donatello, con il recupero della refurtiva in Toscana, dopo una laboriosa indagine. Successivamente a detto incarico, sono stato il responsabile della Squadra Anticrimine del Commissariato di Imola, fino al raggiungimento della pensione.  Per chi non sapesse i compiti di detta squadra investigativa, sottolineo che si va dalla semplice lite familiare e condominiale, a vere e proprie indagini investigative che si sono evolute nel corso del tempo. Con i miei collaboratori, ricordo con piacere l’arresto di una rapinatrice poche ore dopo che aveva commesso una rapina a mano armata, nei confronti di una negoziante imolese. In quella occasione, l’osservazione delle persone e le modalità operative della donna, mi consentirono di individuarla ed arrestarla in un albergo imolese, poche ore dopo aver compiuto la rapina. Questa è una delle operazioni che ricordo con piacere, così come quelle svolte a livello informatico in ambito della prevenzione del cyberbullismo e reati sessuali, dove più volte mi sono sostituito alle vittime,  chattando per mesi con i persecutori, fino a giungere alla loro individuazione ed arresto al momento dell’appuntamento”.

Marrobio con i colleghi della Gendarmeria Francese e della Polizia Spagnola al GP di Imola

Cosa Le manca maggiormente del mondo della Polizia?
“Non mi manca affatto il mondo della Polizia. Continuo a viverlo tutti i giorni anche se materialmente non sono più in servizio attivo. Come si dice in questi casi, un poliziotto rimane sempre un poliziotto”.

Marrobio con due colleghi del Commissariato

Dopo una lunga carriera cosa ricorda con più piacere del Suo periodo lavorativo?
“Del mio periodo lavorativo, ricordo sempre con piacere il percorso che mi ha consentito di arrivare a fare quello che mi ero sempre prefissato dal primo giorno in cui sono entrato nel mondo della Polizia. Chiaramente ho sempre nel cuore tutti i colleghi con cui ho vissuto questo splendido periodo della mia vita”.

Accanto al lavoro Lei ha sempre portato avanti la Sua passione per il basket, per il minibasket nello specifico: passione, fatica, soddisfazioni?
“La passione per il basket mi è stata trasmessa da mio padre all’età di 8 anni, quando mi portava a vedere le partite della Virtus Imola alle 11 del mattino, nell’allora nuovissimo palazzo dello sport. Da lì il passo è stato breve, i primi tiri a canestro nel campetto, poi nella palestra di Santo Spirito con coach Delio, poi, come tutti i ragazzi, ho coltivato il mio sogno cestistico nelle giovanili. Il poter trasmettere qualcosa ai giovani, è sempre stata una mia prerogativa, per cui non ho avuto nessuna difficoltà a intraprendere la via dell’insegnamento ancora in giovane età. La prima parte della mia carriera da istruttore si è svolta con l’International, per poi passare alla Spes ed infine alla Virtus Imola, dove ho ripreso ad allenare grazie a Giorgio Tampieri che non ci mise molto a convincermi a ritornare in palestra. Nel corso degli anni, ben 20 dal mio ritorno in Spes-Vis e poi Virtus, la passione ha fatto sempre passare in secondo piano la fatica a conciliare la mia professione lavorativa e agli allenamenti.

Ci sono stati periodi difficili dove facevo i salti mortali pur di essere in palestra nel pomeriggio, dopo una giornata di lavoro che si concludeva anche dopo gli allenamenti. Nel mio lavoro, la tempestività è importante e non si può pensare di rimandare un accertamento al giorno dopo. Tutta questa fatica è stata ripagata nel corso del tempo, soddisfazioni lavorative e soddisfazioni “baskettare”. Quando vedo un mio ragazzo calcare il parquet in qualsiasi campionato possa giocare, dalla A agli amatori, non posso fare altro che compiacermi per avergli trasmesso la passione per il basket e per lo sport in generale. Di grandi soddisfazioni ne ho avute tante: ho il piacere di lavorare con persone fantastiche, poi quando vedo che alcuni genitori che ho allenato nei primi anni di insegnamento, vengono in palestra a portare i loro figli, mi si apre letteralmente il cuore”.

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