Negli ultimi mesi si sta assistendo a un vero e proprio boom di multe, ma altrettanti ricorsi contro le sanzioni elevate tramite autovelox, soprattutto quelli installati su strade provinciali o comunali.
Alcuni di questi dispositivi, infatti, stanno finendo al centro di una vera e propria “bufera giuridica”.
Ma in quali casi è davvero possibile opporsi – con qualche possibilità di successo – ad una multa per eccesso di velocità?
1. Non eri tu alla guida? Vale la pena dirlo
Può sembrare banale, ma è un punto di partenza fondamentale. Se il veicolo è registrato a tuo nome ma viene utilizzato anche da altre persone – ad esempio per motivi professionali o familiari – è corretto sollevare la questione. La legge impone che si identifichi con certezza il conducente al momento della violazione. Senza questa certezza, la responsabilità personale non può essere attribuita automaticamente in particolare per quanto concerne la eventuale decurtazione punti dalla patente di guida del conducente (effettivo).
2. Obbligo di segnalazione preventiva: quel cartello che deve esserci (ma a volte manca)
Per legge, ogni dispositivo di controllo elettronico della velocità deve essere segnalato in modo chiaro e visibile. Il Codice della Strada e il suo regolamento attuativo lo impongono esplicitamente: se manca la segnaletica che avvisa l’automobilista dell’imminente controllo elettronico, la multa è nulla. Non è una formalità: serve per tutelare il diritto dell’utente a sapere in anticipo che verrà controllato.
3. Approvazione NON è omologazione: un equivoco che costa caro
Ecco uno dei punti più scottanti e attuali nel dibattito giurisprudenziale e mediatico: molti dispositivi autovelox in circolazione sono stati “approvati” ma non “omologati”.
La differenza, spiegata anche dalla Corte di Cassazione, è tutt’altro che irrilevante. L’omologazione è una procedura tecnico-amministrativa che certifica, dopo rigorosi test, la piena affidabilità del dispositivo. L’approvazione, invece, è un semplice riconoscimento di conformità generale, insufficiente ai fini dell’accertamento sanzionatorio.
La Cassazione è stata chiarissima: senza omologazione, l’accertamento è illegittimo. E non importa se l’apparecchio è stato “approvato” da un decreto ministeriale: ciò non basta a renderlo utilizzabile per elevare multe.
4. Tarature, verifiche e funzionamento: onere della prova in capo al Comune
Ogni autovelox, per essere legittimamente utilizzato, deve essere sottoposto a verifica di funzionamento e taratura almeno una volta l’anno. Ma non solo: deve esserci documentazione scritta e conservata almeno per cinque anni.
Se nel verbale non si fa menzione della verifica (sul punto, la giurisprudenza non è in realtà univoca), oppure se l’ente non è in grado di fornire copia dei controlli effettuati, la sanzione è annullabile.
5. E ora? La Cassazione conferma: se manca l’omologazione, la multa va annullata
Con diverse sentenze, tra cui le recenti n. 10505/2024 e n. 10365/2025, la Cassazione ha ribadito: le multe rilevate da apparecchi approvati ma non omologati sono da annullare. In alcuni casi, sono addirittura stati sequestrati dispositivi perché ritenuti non conformi alle forniture promesse.
Le implicazioni? Enormi. Molte amministrazioni comunali stanno facendo marcia indietro, e alcuni decreti che avrebbero dovuto “sanare” retroattivamente i dispositivi sono stati sospesi proprio per evitare un effetto domino di ricorsi e annullamenti.
In conclusione: quando vale la pena fare ricorso?
Ecco i casi principali:
– Non eri tu alla guida e non è stato identificato il conducente.
– Manca la segnaletica di avviso dell’autovelox.
– Il dispositivo non è stato omologato ma solo approvato.
– Non ci sono prove della taratura annuale o del corretto funzionamento.
Se uno solo di questi elementi è presente, puoi valutare la convenienza a proporre il ricorso. Ma attenzione: serve una difesa tecnica e ben motivata, spesso accompagnata da richieste di accesso agli atti e approfondimenti giurisprudenziali.
🧾 Difendersi dalle multe è un diritto, ma va fatto con metodo. I cavilli giuridici non sono sempre e solo burocratici tecnicismi: sono garanzie per il cittadino.
Avv. Filippo Martini






















