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Mostra di Germano Sartelli (4-27 febbraio)

Museo e Pinacoteca Diocesani di Imola
4-27 febbraio 2025

DIALOGHI | otto piccole mostre per il Giubileo
1/8 Primo Dialogo

GERMANO SARTELLI
(1925-2025)
La Natura e il Sacro
Sala grande del Museo e Pinacoteca Diocesani di Imola
4-27 febbraio 2025

Orari di apertura
martedì e giovedì 9-12, 14-17
mercoledì 9-12
sabato 10-13, 15-19
domenica 15-19

Info
0542 25000

museo@imola.chiesacattolica.it
museo121.wixsite.com/ilmuseodiocesi

LE MOSTRE

I DIALOGHI sono piccole mostre che – partendo dal tema giubilare “Pellegrini di speranza” – mettono a confronto una o più opere provenienti da altri musei, collezionisti privati e chiese della diocesi con una nella raccolta del Museo Diocesano.

Il nostro museo non aderisce, dunque, al modello della mostra blockbuster, l’idea di accogliere in prestito capolavori magari in grado di richiamare il grande pubblico, ma estranei al percorso espositivo, privilegiando la valorizzazione della propria collezione e del patrimonio artistico diocesano.

Si tratta di opere scelte intorno ai temi del Dono, della Speranza, della Grazia, che ogni persona, ogni pellegrino, potrà percepire come spunto per una positiva relazione con gli altri. Queste piccole mostre valorizzano i temi del Giubileo attraverso la via della bellezza, nel suo significato più profondo, poiché l’arte è una porta aperta verso l’infinito.

Il primo DIALOGO è dedicato allo scultore imolese Germano Sartelli nel centenario della sua nascita (1925-2025) – ricorrenza che si è scientemente voluta celebrare sin dal titolo, privilegiando le date del centenario invece che quelle anagrafiche – che cade proprio quest’anno.

La mostra “Germano Sartelli (1925-2025). La Natura e il Sacro”, curata da Marco Violi e allestita nella Sala grande del Museo Diocesano, sarà visibile a partire da martedì 4 febbraio nei giorni e negli orari di apertura del museo. Non è previsto un vernissage.

Fulcro di questa esposizione – che presenta un’opera del museo: il bozzetto in legno d’ulivo per il Crocifisso della Chiesa di Santo Spirito di Imola (1974, cm 93, pubblicata sul catalogo delle raccolte del Diocesano), in relazione con altre tre ospiti appartenenti a differenti periodi creativi – è una grande scultura in acciaio e legno (cm 160 x 35 x 190) realizzata nel 1998 e modificata dall’artista in varie fasi fino al 2014, anno della sua scomparsa (in prestito dalla collezione del figlio Lorenzo Orzi Sartelli, inedita).

Le lamine d’acciaio ritagliato e ferito che compongono la scultura – quasi una selva totemica viva e mutevole – paiono all’apparenza disarmoniche, slabbrate, taglienti e spigolose, ma si riservano uno spazio importante in quella natura che, in parte, avrebbe potuto idealmente concepirle. Del resto Germano Sartelli ha sempre vissuto nelle colline imolesi, lontano dalla città, per raccogliere suggestioni dai pioppeti, dai fili d’erba, dagli alberi, dall’acqua del Santerno. È qui che ha costruito il suo abecedario in cui la natura ha perso la sua connotazione “bucolica”, idealizzata, per esprimere invece l’essenza dell’uomo. Si è scelto di esporre quest’opera poiché essa richiama l’attenzione sull’importanza del pellegrinaggio come metafora del viaggio della vita, mutevole come la forma di questa scultura il cui divenire creativo ha accompagnato l’artista fino alla fine dei suoi giorni.

Accanto e in dialogo con queste un’altra scultura in legno (in prestito dalla collezione di Natale Landi, inedita): si tratta di un modello per il Crocifisso della Chiesa di Santo Spirito di Imola (1974, legno di ciliegio, cm 155).

Nel dicembre del 1973 a Sartelli viene commessa la realizzazione di un Crocifisso in legno di oltre 4 metri per l’abside della nuova chiesa imolese di Santo Spirito, impresa che egli termina nell’agosto del 1974 (nei due anni seguenti, per la stessa chiesa, realizzerà anche il tabernacolo in ferro dipinto e la statua lignea raffigurante la Madonna).

Nelle intenzioni dell’artista – come ben si vede nei due Cristi preparatori in mostra – l’anatomia tormentata del corpo di Gesù doveva emergere da un unico pezzo di legno, priva di entrambe le braccia, così che l’attenzione del fedele fosse tutta per quel volto scarnificato e drammaticamente infossato in un corpo filiforme, epifania di quella resurrezione che è la speranza dei cristiani e di tutta l’umanità.

Nella versione finale, poi, Sartelli acconsentirà alla richiesta della committenza e, in particolare, di don Antonio Meluzzi (allora delegato diocesano per l’arte sacra e amico dell’artista) di rendere più tradizionale e riconoscibile l’iconografia del suo Cristo aggiungendo anche le braccia.

Chiude l’esposizione una china su carta raffigurante Cristo crocifisso con la Madonna, la Maddalena e San Giovanni (in prestito dalla collezione di Mario Biagi, cm 46×32, 1980 ca. inedita), perfettamente aderente al tema giubilare. Durante l’apertura della Porta Santa, infatti, il pontefice colpisce tre volte la porta con un martello, richiamando l’immagine metaforica di Cristo come Porta che conduce alla salvezza. Nelle tempeste della vita, inoltre, la Croce diviene metafora di speranza e àncora di salvezza. In questo disegno, che ne richiama alla mente certi di Lucio Fontana, la penna nervosa di Sartelli distende sulla carta un groviglio di “ragnatele”, ora fitte e spesse, ora più lente e impalpabili cui è affidato il compito di interpretare e descrivere lo scandalo del Golgota.


GERMANO SARTELLI (Imola, 1925-2014)

Dal 1938 al 1944 Germano Sartelli frequenta il laboratorio imolese di intaglio del legno di Gioachino Meluzzi. Dopo la guerra inizia a frequentare il mondo culturale bolognese e qui, nel 1958, allestisce la sua prima mostra personale al Circolo della Cultura, presentato da Maurizio Calvesi. Utilizzando materiali poveri o di recupero, Sartelli esordisce nel mondo dell’Informale con una proposta che mostra grande sensibilità e partecipazione nei confronti di relitti artificiali e naturali che, nelle sue ricomposizioni, vengono condotti a ordine e forma pur nell’accettazione e nell’ostentazione della loro insita precarietà e fragilità. L’artista utilizza per le sue opere frammenti di reti, lamiere corrose, lattine schiacciate, grovigli di filo di ferro, stracci, carte gettate e con essi eleva un lirico canto alla rinascita di una concretezza e di una autenticità che affondano idealmente nelle sapienze fabbrili della più povera cultura contadina. La natura resta un suo termine di riferimento privilegiato: tra spontaneità germinative e ordini indotti dal lavoro umano. Nel tempo utilizzerà anche mozziconi di sigarette e ragnatele: monumenti artistici a “relitti esistenziali” e a quanto di più precario possa esistere. Nel 1962 espone alla Galleria Alibert di Roma, sempre presentato da Calvesi. Il suo nome viene accostato a quelli di Alberto Burri e di Jean Dubuffet. Nel 1963 espone alla Galleria de’ Foscherari di Bologna – che, con la Galleria l’Incontro di Imola, diventerà la sua galleria di riferimento per tutta la vita – i “ferri”: l’utilizzo di materiali extrapittorici trova apprezzamento anche alla Biennale di Venezia del 1964 dove viene invitato da un comitato composto da Calvesi, Afro e Fontana. Negli anni ‘60 il suo rapporto con la natura e il territorio agricolo natale lo portano ad utilizzare vimini, paglie e ciocchi di legno. Negli anni ‘70 torna a legni e ferri e a lamiere e metalli. Sartelli ha partecipato a numerose mostre collettive e personali. Si sono occupati del suo lavoro, tra gli altri, Calvesi, Emiliani, Spadoni e Daolio.


Il progetto DIALOGHI è realizzato con il contributo di:

Main sponsor 2025: Fondazione Cassa di Risparmio di Imola | Fondazione Istituzioni Riunite di Imola | Allianz Bank Private senior partner Gabriele Vassura | Banca di Credito Cooperativo Ravennate Forlivese & Imolese

Sponsor 2024: CNA Imola | ICEA | Normanni Assicurazioni Imola | Stampa & Ricamo di Umberto Sercecchi | Confcommercio ASCOM Imola | Banca di Imola S.p.A. | 8X1000 Chiesa Cattolica | P.M.V.C. Lavori Edili S.r.l. | Alleanza delle Cooperative Italiane Imola | Agenzia Pratiche Auto Express Imola | Decor Casa Imola | Confartigianato Imprese Bologna Metropolitana | Verdarte

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