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LA STORIA DELL’ING. GIANNI DURI

La storia e le idee dell'ing. Gianni Duri, uomo Fiat per diversi decenni, poi anche Amministratore a Mordano

L’ingegner Gianni Duri è uno di quei personaggi iconici del territorio del Circondario Imolese, che tanto hanno dato alla comunità, sia in termini di impegno professionale e politico che personale.
Ha legato il suo nome indissolubilmente alla Fiat di Torino, partecipando a svariati progetti, in varie sedi, come la Benati di Imola e divenendo pedina insostituibile all’interno dell’azienda, tanto che nel 2005 fu nominato “global engineering Leader” con la responsabilità della progettazione e sperimentazione di tutte le linee di prodotto di CNH Industrial gestendo gli uffici di progettazione in USA, Brasile, Europa, Giappone e India.
Nato nel 1950 a Sansepolcro (AR), si trasferì con la famiglia a Mordano a metà anni ’80, nello specifico il 7 luglio 1986, dove tutt’ora vive una pensione comunque molto attiva, con tanto di lustro in Amministrazione con il ruolo di Assessore (2014-2019).
Al di là della persona squisita che si conferma essere, ascoltare la sua storia è come attraversare un mezzo secolo di attività industriale, politica e di vita sociale, raccogliendo l’esperienza viva e tenace di un ingegnere che ha saputo lasciare un segno in ogni luogo di lavoro frequentato.

In questa intervista in esclusiva a “Imola.it”, Gianni Duri si racconta in maniera mai banale, come nel suo inconfondibile stile.

Ing. Gianni Duri, partiamo dall’inizio del Suo percorso scolastico:
“Frequentai l’ITIS Montani di Fermo dove mi diplomai nel 1969. Poi scelsi Ingegneria meccanica c/o in Politecnico di Torino dove conseguii la laurea nel 1975, sviluppando una tesi c/o il Comamoter (oggi Imamoter) centro studi Macchine Movimento Terra del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche)”.

Da lì prese il volo la Sua carriera, snodandosi tra diversi percorsi e ruoli. Quali ritiene essere i più significativi?
“Iniziai a lavorare nel 1976 come disegnatore progettista, c/o la sede di Torino della SIMIT escavatori idraulici  del gruppo FIAT-ALLIS, azienda italo statunitense; nel 1985, come progettista senior, partecipai ai gruppi di lavoro misti istituiti per elaborare l’accordo di “joint venture” tra FIAT-ALLIS e HITACHI CONSTRUCTION MACHINERY;  nel 1986 lasciai FIAT-HITACHI  per entrare in BENATI con il ruolo di capo Ufficio Tecnico; nel 1990 FIAT-HITACHI acquisì BENATI, quindi venni ricondotto a Torino con il ruolo di leader della R&D (ricerca e sviluppo) di FIAT-HITACHI EXCAVATORS; nel 2001 fu sciolta FIAT-HITACHI e nacque FIAT-KOBELCO come azienda del gruppo CNH Industrial (CASE NEW HOLLAND) e nel 2005 fui nominato “global engineering Leader” con la responsabilità della progettazione e sperimentazione di tutte le linee di prodotto di CNH Industrial (Escavatori, Pale gommate, Dozer, Terne, SteerSkidLoader) con uffici di progettazione in USA, Brasile, Europa, Giappone ed India)”.

Quali ritiene essere gli aspetti più significativamente cambiati nel mondo del lavoro negli ultimi 50 anni?
“Negli ultimi 50 anni il cambiamento che mi sembra più evidente è lo sviluppo delle tecnologie informatiche a supporto della rapidità di trasmissione delle informazioni e dello sviluppo di calcolo; ad esempio, noi fummo in grado di ridurre i tempi di sviluppo dei progetti sfruttando i fusi orari dei gruppi di progettazione siti in Giappone, Europa e Americhe, cosicché, per esempio, quando il team escavatori in Giappone chiudeva gli uffici la sera, era tempo in Europa di aprire gli elaborati dei colleghi e continuare fino a che a sua volta veniva sera e poi di seguito. Ovviamente per fare ciò si dovette prima lavorare sulla costruzione dei team, sul riconoscimento reciproco dei membri della squadra e apprezzamento delle differenze culturali: le PERSONE prima della tecnologia!
Analogamente per i sistemi di calcolo: all’inizio della mia attività lavorativa un FEM (calcolo ad elementi finiti) per un braccio di escavatore, pur molto semplificato, quindi di ridotta efficacia, poteva richiedere giornate intere mentre oggi sono disponibili strumenti e algoritmi che possono sia incrementare la efficacia che ridurre il tempo di elaborazione a pochi minuti. Ma anche in questo caso occorre che chi si dedica a questi calcoli, abbia solide nozioni di Scienza delle Costruzioni e conoscenza del dettaglio del contesto e del modo di lavoro del componente e della macchina: le PERSONE prima della tecnologia, appunto”.

Secondo Lei, cosa avrebbe potuto fare di più e meglio l’apparato dirigente sia politico che aziendale, in Italia?
“Penso che gli apparati dirigenti negli ultimi 30 anni abbiano eccessivamente privilegiato la Finanza a scapito del “knowhow” e del “knowwhy”; si è ecceduto, a mio parere, nel premiare i risultati economico finanziari a breve  e messo spesso in ombra la visione di medio e lungo termine. La globalizzazione è stata spesso subita piuttosto che coglierne le opportunità per lo sviluppo delle PERSONE; la spasmodica ricerca del raggiungimento di obiettivi a breve ha, inoltre, indotto il sistema a PUNIRE i responsabili dell’ERRORE trascurando IL VALORE DELL’ERRORE, cioè la analisi dettagliata del processo che ha generato l’errore e la sua messa a CAPITALE al fine di favorire il MIGLIORAMENTO CONTINUO; se le persone responsabili dell’errore vengono punite, esse saranno indotte a nascondersi e cercheranno scuse per difendersi (“management by excuse”), cosicché si perderà tempo prezioso nella ricerca della persona da punire, tempo che si sarebbe potuto dedicare ad individuare, con la fattiva collaborazione dei “colpevoli”, i “bachi” del processo”.

A livello politico, qual è stata la Sua cultura di riferimento? 
“Ho militato fin da giovane nel Partito Repubblicano Italiano e nella sua Federazione Giovanile. In senso lato ho sempre auspicato che allo Stato fossero demandati compiti di programmazione piuttosto che di indirizzo etico-morale con lo Stato che si occupa, spesso male, di tutto in modo parcellare. Più recentemente, con la scomparsa di fatto dei partiti tradizionali, ho aderito prima da simpatizzante poi da militante al PD cercando di mantenere la mente aperta e rifuggire dai preconcetti di schieramento. Sono, inoltre, socio della sezione imolese della “Associazione Mazziniana Italiana”, una ONLUS che propugna i principi del pensiero e della tradizione del pensiero repubblicano”.

Da sx, Gianni Duri, Valentina Sgubbi, Stefano Golini (Sindaco di Mordano), Deborah Rambaldi e Nicola Tassinari (attuale Sindaco di Mordano)


Come amministratore Lei ha decisamente compiuto atti importanti per la collettività del comune di Mordano, ma non solo. Quali ritiene essere i punti focali di quel Suo cammino?  
“Nel 2014 sono stato nominato dal sindaco Stefano Golini, assessore laico (che brutta definizione per definire un assessore cooptato al di fuori dei consiglieri comunali eletti) con deleghe che sono cambiate nel quinquennio: “Personale e Organizzazione”, “Ambiente”, “Attività produttive” e “Manutenzioni”. Tra i punti focali, metterei in risalto la riorganizzazione della raccolta rifiuti e del sistema di “bollettazione” della tassa/tributo/tariffa in ottemperanza alle varie norme europee, nazionali e regionali adottando il principio ispiratore del massimo coinvolgimento dei cittadini, la massima disponibilità a recepire osservazioni e critiche e sorvegliare ogni dettaglio della attuazione giorno per giorno. Più in generale ho cercato di studiare prima di agire, perché una nomina non ti dà automaticamente le competenze se non studi, se non ti sforzi di approfondire; ho cercato di essere rispettoso del Consiglio Comunale in tutte le sue espressioni, quindi anche della Opposizione da cui ritengo di aver avuto altrettanto rispetto e fattivi spunti di miglioramento”.

Il Consiglio Comunale di Mordano 2014-2019

Quali sono i principali concetti economico-sociali che ritiene essere fondamentali per l’Italia e per l’Europa?
“Il mantra è sempre: LE PERSONE INNANZITUTTO. Penso che la Unione Europea debba procedere verso gli Stati Uniti di Europa, che occorra semplificare radicalmente le procedure (che ho potuto sperimentare per aver rappresentato per 5 anni la industria europea delle macchine da costruzione e agricole, nonché per le normative sulle emissioni dei motori di dette macchine); penso inoltre che si debba spostare l’asse decisionale dal Consiglio EU al Parlamento Europeo. Ritengo indispensabile che ogni provvedimento venga accompagnato da una sorta di FMEA (modi di guasto e analisi degli effetti), perché troppo sovente gli effetti collaterali di un provvedimento vengono scoperti (?) solo dopo aver generato danni irreversibili”.

In chiusura, una brezza di musica e arte: quali sono le opere e gli artisti che Lei predilige?
“Ammetto di non avere una cultura artistica. Citerei solamente la musica, per cui le mie preferenze vanno dai Beatles a Battisti-Mogol e infine alla musica Jazz, soprattutto sotto l’influenza di mio figlio Carlo che si è dedicato anni addietro a suonare il sax e con il quale durante un mio viaggio di lavoro a Chicago nel 2010, potemmo godere dell’annuale Jazz Festival. Tra i jazzisti che apprezzo maggiormente una citazione va a John Coltrane”.

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